In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, è uscito per la casa editrice Eris il mio ultimo libro, Tristi Mediterranei. Come gli altri volumi della bella collana "Non guide di viaggio" curata da Silvio Valpreda, si tratta di un reportage in luoghi ben lontani dalle immagini da cartolina (o meglio, da Instagram) tipiche del turismo di massa... anche se, in questo caso specifico, si tratta proprio di località al centro dei flussi turistici del Mediterraneo. Tuttavia, isole come Lampedusa, Lesbo o Djerba sono siti di partenza, transito e approdo anche per un'altra forma di mobilità, emblematica delle diseguaglianze globali: le migrazioni tra la costa sud e quella nord del Mare Nostrum. Nel Grande Mare in cui da millenni si tessono rotte fatte di connessioni e scambi, ma anche di conflitti e pregiudizi nei confronti dell'altro, le odierne politiche italiane ed europee di contrasto all'immigrazione hanno costruito muri e barriere, talvolta fatte di concreto filo spinato e forze militari armate, altre volte invece plasmate da forme di esclusione simbolica, che segnano non solo i confini esterni della Fortezza Europa, ma anche le fratture interne delle nostre società. In tutti e due i casi, si tratta di confini che noi cittadini, noi turisti, abbiamo difficoltà a scorgere. Come scrive l'antropologo e "viaggiatore illegale" iraniano Shahram Khosravi, viviamo nell'era del feticismo dei confini: se non li vediamo, molto probabilmente è perchè li stiamo guardando dalla parte del privilegio.
domenica 24 maggio 2026
Tristi Mediterranei
Questa non guida di viaggio prova a suggerire un cambio di prospettiva. Da Famagosta, a Cipro Nord, passando per La Valletta, a Malta, Zarzis in Tunisia, fino allo Stretto di Gibilterra, dove da sempre immaginiamo che inizi (o finisca) il Mediterraneo, e dove oggi scaricano le loro milioni di tonnellate di merci e di carburanti le grandi navi cargo su cui fluiscono i commerci internazionali. Una tappa del viaggio è dedicata a Shëngjin e Gjadër, sulla costa albanese. Luoghi in cui ero già stato all'inizio degli anni Duemila per i miei studi sullo sviluppo del turismo in Albania in seguito ai rientri estivi degli emigrati albanesi in Italia, e dove nel 2025 sono tornato per raccontare la realtà dei cosiddetti "centri per migranti" gestiti dal governo italiano sul territorio albanese: una vergogna che recentemente il Consiglio d'Europa ha indicato come un "modello innovativo" nella gestione dei flussi migratori, aggiungendo un'ulteriore ragione al titolo che ho scelto per il libro.
I Mediterranei di cui scrivo sono indubbiamente Tristi. Ma questo sentimento, richiamando quella stessa sensazione di tristezza su cui rifletterva il grande antropologo Claude Levi-Strauss nei suoi celebri Tristi Tropici, non si risolve nel nichilismo di uno scoraggiamento senza speranza. Piuttosto, si tratta di una nuova consapevolezza, di un senso di responsabilità, che ci richiama alla necessità della resistenza contro l'indifferenza e all'azione contro le forme di ingiustizia che feriscono il nostro mondo.
